Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore |
| Postato da Jules il 05/09/2011 |
Tutti ai blocchi di partenza. L'accordo tra le parti è raggiunto e finalmente il nuovo campionato di calcio può prendere il via. E all'improvviso, scompare dal web l'onda di indignazione per i paperoni del pallone. Eppure non c'è traccia di un ritocco al ribasso dei loro emolumenti e per quanto riguarda il contributo di solidarietà ci ha pensato il governo a togliere tutti dall'imbarazzo. Mi chiedo allora se fossi così fuori strada a sospettare che l'enorme reazione a seguito della sopressione della prima giornata avesse più facciata che sostanza. Lo sciopero dei calciatori ha sollevato un coro di proteste pressoché unanime come solo accade quando si toccano le fondamenta della nostra società: calcio, tabacchi, benzina... In rete è stato un fiorire di copia/incolla di messaggi di indignazione rivolti a questi atleti ladri di sogni. Ho provato a ribattere qui e là nei commenti, cercando di portare un punto di vista diverso sulla faccenda, fino a pensare che, forse, facevo prima a mettere tutto qui, e riordinare i pensieri in questa colonna. Chissà che l'impopolarità di questo testo non faccia fare un poderoso balzo in avanti alle visualizzazioni del sito...
Non sono stato mai un ultrà né uno che invidia la ricchezza, men che mai uno che sperava di diventare calciatore. Non ho nessun interesse e nessuna volontà di difendere i calciatori né i loro indubbi privilegi. Quando ho usato parole d'affetto per qualcuno di questi, si è trattato Zidane, cresciuto per la strada e oggi ambasciatore dell'ONU nella lotta contro la povertà, di Maradona, al di là delle debolezze personali, uno sempre contro il sistema, per Socrates, filosofo della "democracia corintiana", o per Javi Poves, vero "eroe", che si ritira dal calcio a 24 anni con queste parole: "Piu' conosci il calcio, più ti rendi conto che è tutta una questione di soldi, che è marcio, e questo ti toglie l'entusiasmo".
Ora, messo in chiaro questo, da quale parte della barricata io stia, sono due gli aspetti che, correndo tutto il rischio dell'impopolarità che il bastiancontrarismo porta, volevo sottolineare.
Il primo riguarda il diritto di sciopero, il secondo la coscienza della massa.
I miei dubbi partono dalla preoccupazione per come, gettando in fretta il bambino con l'acqua sporca, si finisca col creare distinzioni nei diritti. Il tema del contendere qui riguarda un contratto nazionale di categoria che aspetta il rinnovo da due anni. Per quanto privilegiati, questi lavoratori stanno chiedendo un loro diritto. E, personalmente, mi viene di parteggiare sempre per i lavoratori che si battono per i loro diritti. Quale dovrebbe essere e chi lo decide il limite tra lavoratori che hanno diritto a scioperare e quelli che non ce l'hanno?
E se fossimo solo talmente drogati di calcio per cui il dover rimandare la prima dose della nuova stagione ci annebbia la vista al punto di non valutare con lucidità la situazione?
A questo si aggiunge che, essendo un contratto nazionale di categoria, non riguardi solo quelli che viaggiano sulle cifre a infiniti zeri che leggiamo sulle prime pagine. in serie B un calciatore guadagna in media sui 200mila euro annui, in serie C sui 50mila. sempre belle cifre, per carità, ma davvero - torna la domanda - vogliamo fare esclusioni dalla lotta per un diritto in base al censo?
Nel guardare a questi privilegiati, poi, non mi soffermerei solo alla parte luccicante della faccenda: per questi eredi moderni dei gladiatori, la professione non è quella di "giocare" al pallone (come chiunque di noi al calcetto del sabato pomeriggio); la loro professione è far divertire la gente sugli spalti e portare trofei per la bacheca del proprio presidente. Esattamente come succedeva nel Colosseo. E questi obiettivi vanno raggiunti a qualsiasi costo...
Accanto alla fenomenologia ludica, questi "giocatori" sono dei professionisti, sono dei lavoratori nell'ambito dello spettacolo e dell'evasione (esattamente come i macchinisti che permettono la produzione e quindi la fruizione di una pellicola). Sono sicuramente dei lavoratori fortunati, perché fanno un lavoro che molti di noi desidererebbero fare e per cifre consistenti. le entrate, oltre ad essere giustificate dalle regole del mercato (chiedete a Vincent quanto consideri intollerabile che queste regole ancora resistino) chiede a questi lavoratori di mettere sotto controllo la propria vita fino a rischiarla. Il “volo” di Pessotto, non è forse uno dei baratri cui ti spinge una vita così vissuta?
Sono privilegiati anche i corridori di formula 1. Alonso prende 30 milioni l'anno; per guadagnarseli, il suo mestiere è quello di entrare in curva a 300km/h per il nostro divertimento. Con quelli sugli spalti che magari l'incidente se lo augurano (perché tifosi di Hamilton o solo perché è sempre uno spettacolo...). Gabriel Batistuta, 23esimo nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer, a 42 anni quasi non cammina più, avendoci "donato" le sue ginocchia. Per guadagnare certe cifre ragazzi che ancora non gli cresce la barba, attraversano l'oceano e stanno "talmente bene" che li rimandiamo in patria alcolizzati. E vogliamo fare la lista dei malati di sclerosi laterale amiotrofica? in fondo, rischi del mestiere, come i soldati esposti a dosi massicce di uranio impoverito. D'altronde, privilegiati sono pure quelli: coi soldi della trasferta in Iraq, quando rientrano a casa si fanno il Kawasaki...
Accanto a questo, che siano privilegiati o meno, vorrei solo sottolineare che trattasi di lavoratori, non di gente che lo fa per hobby. Quella è la loro professione, che ci piaccia o no. E credo, che chiunque eserciti una professione ha diritto ah essere garantito nei suoi diritti (e nei suoi doveri) da un contratto collettivo nazionale.
Non sono entrato nel merito dei punti di questo contratto. Sono giuste queste rivendicazioni dei calciatori? Forse no. Vogliamo mettere un tetto massimo agli stipendi dei calciatori? Ok, ragioniamoci, non ho mica detto che è giusto che guadagnino quelle cifre; ma tutto deve essere scritto nero su bianco in un contratto collettivo nazionale. E penso che, per un risultato del genere, per avere una firma che si attende da due anni, lo sciopero è un'arma coerente.
Dirò di più, io ero contrario a questo sciopero, ma perché esagerato rispetto ai punti al centro del disaccordo. Ma è una mia impressione che non riguarda il diritto di sciopero in sé. Quello che non mi sta bene è il pensiero comune e dilagante che questi lavoratori (e lo ribadisco, "lavoratori", perché nessuno di noi si è fin qui mai preso la briga di smantellare il calcio come "industria") non abbiano il diritto di scioperare in base al loro conto in banca. Come accettare che un diritto, come quello al contratto collettivo di categoria o quello allo sciopero, possa anche essere sospeso a discrezione, come una qualsiasi convenzione di Shengen durante i giorni di Genova?
Questo mi pare pericoloso. Perché oggi non può scioperare chi prende un milione l'anno, domani ci sembrerà sconveniente anche per chi ne prende 50mila, dopodomani ci sembrerà assurdo che scioperi chi ha un posto fisso visto tutti i precari che ci sono in giro. Mettere delle discriminanti ai diritti è un gioco pericoloso perché darà l'alibi per nuove discriminazioni.
Molti ribattono che la vergogna stia nel fatto che i calciatori non volessero pagare il contributo di solidarietà previsto dal governo per fronteggiare la crisi economica. Per la cronaca, dal punto di vista temporale va sottolineato come i calciatori fossero già in agitazione. Il caso del contributo di solidarietà è arrivato parecchio dopo (la firma sul contratto la aspettano da due anni!) ma, chiaramente, quando è esploso, ha fatto molto più rumore accentrando su di se tutto l'interesse a discapito del resto. Che il contributo di solidarietà sia solo un aspetto della vicenda lo dimostra il fatto che già nella scorsa stagione s'è paventato il rischio di sciopero: la 16ma giornata è stata a un passo dal saltare.
Chessò, sarà il rivolo eretico pasoliniano dell'essere compagni, quello che vedeva nei poliziotti i veri figli del proletariato... Ma sarebbe un altra storia se in Italia fosse nato spontaneamente un movimento, tipo quelle pagine facebbok anti-casta, che chiede la fine della vergogna di questi super stipendi. Dov'è questo movimento? Dov'è la raccolta di firme per chiedere un tetto agli stipendi dei calciatori?
Non c'è. E se fate un giro tra i commenti sui siti sportivi, si leggono solo tifosi che chiedono alle loro squadre di spendere, spendere, spendere. Le cose più comuni che si leggono sono del tipo "come pensiamo di vincere se non compriamo i campioni? fuori i soldi!!". Questo chiede il tifoso/drogato. Ché se gli portano Messi in squadra è subito pronto a giustificare il fatto che il migliore del mondo non puoi non pagarlo...
Il tifoso/drogato se ne fotte di quanto questi guadagnino l'anno, non se ne fa un problema socio-politico. Anzi, più è alto lo stipendio del giocatore, più egli (in quanto è lui, il "tifoso" a reggere tutto il baraccone) si sentirà "proprietario" della vita di quell'atleta, potrà rimproverarlo se non corre abbastanza, insultarlo per un cross fallito, pretendere che lui non possa scioperare.
Ripeto, se fosse partito un movimento per l'introduzione del tetto-ingaggi nel calcio, non avrei dubbi da che parte stare. Ma visto che la questione non è "voi guadagnate troppo" ma "visto quanto guadagnate, non potete scioperare" (con l'aggravante che il problema di fondo non è che voi scioperiate ma il fatto che io per domenica già pregustavo panzerotto e birra davanti alla tele), beh, allora quel rivolo eretico pasoliniano dell'essere compagni mi spinge a schierarmi dalla parte della difesa del diritto di sciopero, senza se e senza ma. Vogliamo introdurre delle soglie in base alla dichiarazione dei redditi per stabilire quali diritti si hanno o non si hanno?
Ho solo il timore che, camminando su questo principio, per dirla alla Benigni, si comincia col vietare l'ingresso ai cani e agli ebrei, poi agli spagnoli e ai cavalli, qualcuno vorrà vietarlo ai cinesi e ai canguri, fino a togliere i diritti ai ragni e ai visigoti... Il contratto collettivo di categoria è un diritto dei lavoratori. Si vuole fare una battaglia perché il calcio non sia più uno sport professionistico e perché non sia il mestiere (e un mestiere così ben retribuito) di questi ragazzi?
Perfetto, io ci sto. Ma se questo non viene messo in discussione, se non si mette in discussione il fatto che questi siano dei lavoratori dell'industria del calcio, allora non me la sento di mettere in discussione i loro diritti di lavoratori. quale quello di avere un contratto collettivo e quello di poter scioperare.
Questo risvolto della faccenda porta dritto al cuore dell'altro aspetto che non mi piace: il popolo che, incapace a prendere le armi per fare la rivoluzione, lo vedi sempre pronto a imbracciare il forcone quando c'è da bruciare una strega. Perché non si è mai fiatato fino ad oggi sui compensi dei calciatori? perché non è mai nato un movimento per la rescissione degli abbonamenti sky o mediaset? perché non è mai nato un movimento per la disersione degli stadi fino a quando il sistema calcio non rientra in ambiti più decorosi?
Qualche settimana fa Eto'o ha accettato l'offerta dell'Anzhi di 20,5 milioni l'anno. Sarebbe stato meraviglioso che il popolo italiano si riversasse per le strade per bruciare sciarpe e magliette e dire basta a tanta vergogna. Invece nulla, la solita gazzetta dello sport comprata ogni mattina per vedere quale campione sarebbe arrivato al suo posto...
La cosa che il popolo italiano non manda giù non è quanto questi prendano, ma dover rinunciare a una giornata di campionato cui aveva già fatto la bocca.
Tra le dritte per una buona convivenza che si possono trovare nelle sacre scritture ce ne sono un paio circa la trave nel proprio occhio e la prima pietra da scagliare. Mi spaventa "l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto", e il dubbio è per me l'unico modo per camminare la strada della verità. Mettiamola in questi altri termini: mi stanno benissimo i temi e i modi di questa indignazione popolare. Vorrei solo che si astenessero dal cavalcarla tutti quelli che hanno un abbonamento sky o mediaset al calcio, chi va allo stadio o compra una maglietta della propria squadra, o ancora si potrebbe allargare a chi compra fiat, giocattoli giochi preziosi, petrolio da Moratti o libri Mondadori.
Altrimenti è come firmare per l'8 per mille alla chiesa cattolica e poi lanciare strali contro la ricchezza del Vaticano. Abbiamo gli strumenti per colpire al cuore quest'industria che a parere di tutti brucia troppo denaro. Boicottarla! Se non si fanno gli abbonamenti le televisioni non hanno i soldi da dare alle società che non potranno pagare i propri tesserati. Facile. Siamo corresponsabili, siamo nell'ingranaggio di questa macchina infernale e se non facciamo nulla per tirarcene fuori, rischiamo di apparire solo una massa di invidiosi.
Avrei sempre voluto chiedere a ognuno di quelli che riempivano piazzale Loreto dove avessero passato gli ultimi 20 anni...
Chiamatemi quando ci sarà una rivoluzione a portata di mano ché la caccia alle streghe non mi ha mai appassionato. Mi trovate nel parco, dietro casa, con un pallone...
Ora, messo in chiaro questo, da quale parte della barricata io stia, sono due gli aspetti che, correndo tutto il rischio dell'impopolarità che il bastiancontrarismo porta, volevo sottolineare.
Il primo riguarda il diritto di sciopero, il secondo la coscienza della massa.
I miei dubbi partono dalla preoccupazione per come, gettando in fretta il bambino con l'acqua sporca, si finisca col creare distinzioni nei diritti. Il tema del contendere qui riguarda un contratto nazionale di categoria che aspetta il rinnovo da due anni. Per quanto privilegiati, questi lavoratori stanno chiedendo un loro diritto. E, personalmente, mi viene di parteggiare sempre per i lavoratori che si battono per i loro diritti. Quale dovrebbe essere e chi lo decide il limite tra lavoratori che hanno diritto a scioperare e quelli che non ce l'hanno?
E se fossimo solo talmente drogati di calcio per cui il dover rimandare la prima dose della nuova stagione ci annebbia la vista al punto di non valutare con lucidità la situazione?
A questo si aggiunge che, essendo un contratto nazionale di categoria, non riguardi solo quelli che viaggiano sulle cifre a infiniti zeri che leggiamo sulle prime pagine. in serie B un calciatore guadagna in media sui 200mila euro annui, in serie C sui 50mila. sempre belle cifre, per carità, ma davvero - torna la domanda - vogliamo fare esclusioni dalla lotta per un diritto in base al censo?
Nel guardare a questi privilegiati, poi, non mi soffermerei solo alla parte luccicante della faccenda: per questi eredi moderni dei gladiatori, la professione non è quella di "giocare" al pallone (come chiunque di noi al calcetto del sabato pomeriggio); la loro professione è far divertire la gente sugli spalti e portare trofei per la bacheca del proprio presidente. Esattamente come succedeva nel Colosseo. E questi obiettivi vanno raggiunti a qualsiasi costo...
Accanto alla fenomenologia ludica, questi "giocatori" sono dei professionisti, sono dei lavoratori nell'ambito dello spettacolo e dell'evasione (esattamente come i macchinisti che permettono la produzione e quindi la fruizione di una pellicola). Sono sicuramente dei lavoratori fortunati, perché fanno un lavoro che molti di noi desidererebbero fare e per cifre consistenti. le entrate, oltre ad essere giustificate dalle regole del mercato (chiedete a Vincent quanto consideri intollerabile che queste regole ancora resistino) chiede a questi lavoratori di mettere sotto controllo la propria vita fino a rischiarla. Il “volo” di Pessotto, non è forse uno dei baratri cui ti spinge una vita così vissuta?
Sono privilegiati anche i corridori di formula 1. Alonso prende 30 milioni l'anno; per guadagnarseli, il suo mestiere è quello di entrare in curva a 300km/h per il nostro divertimento. Con quelli sugli spalti che magari l'incidente se lo augurano (perché tifosi di Hamilton o solo perché è sempre uno spettacolo...). Gabriel Batistuta, 23esimo nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer, a 42 anni quasi non cammina più, avendoci "donato" le sue ginocchia. Per guadagnare certe cifre ragazzi che ancora non gli cresce la barba, attraversano l'oceano e stanno "talmente bene" che li rimandiamo in patria alcolizzati. E vogliamo fare la lista dei malati di sclerosi laterale amiotrofica? in fondo, rischi del mestiere, come i soldati esposti a dosi massicce di uranio impoverito. D'altronde, privilegiati sono pure quelli: coi soldi della trasferta in Iraq, quando rientrano a casa si fanno il Kawasaki...
Accanto a questo, che siano privilegiati o meno, vorrei solo sottolineare che trattasi di lavoratori, non di gente che lo fa per hobby. Quella è la loro professione, che ci piaccia o no. E credo, che chiunque eserciti una professione ha diritto ah essere garantito nei suoi diritti (e nei suoi doveri) da un contratto collettivo nazionale.
Non sono entrato nel merito dei punti di questo contratto. Sono giuste queste rivendicazioni dei calciatori? Forse no. Vogliamo mettere un tetto massimo agli stipendi dei calciatori? Ok, ragioniamoci, non ho mica detto che è giusto che guadagnino quelle cifre; ma tutto deve essere scritto nero su bianco in un contratto collettivo nazionale. E penso che, per un risultato del genere, per avere una firma che si attende da due anni, lo sciopero è un'arma coerente.
Dirò di più, io ero contrario a questo sciopero, ma perché esagerato rispetto ai punti al centro del disaccordo. Ma è una mia impressione che non riguarda il diritto di sciopero in sé. Quello che non mi sta bene è il pensiero comune e dilagante che questi lavoratori (e lo ribadisco, "lavoratori", perché nessuno di noi si è fin qui mai preso la briga di smantellare il calcio come "industria") non abbiano il diritto di scioperare in base al loro conto in banca. Come accettare che un diritto, come quello al contratto collettivo di categoria o quello allo sciopero, possa anche essere sospeso a discrezione, come una qualsiasi convenzione di Shengen durante i giorni di Genova?
Questo mi pare pericoloso. Perché oggi non può scioperare chi prende un milione l'anno, domani ci sembrerà sconveniente anche per chi ne prende 50mila, dopodomani ci sembrerà assurdo che scioperi chi ha un posto fisso visto tutti i precari che ci sono in giro. Mettere delle discriminanti ai diritti è un gioco pericoloso perché darà l'alibi per nuove discriminazioni.
Molti ribattono che la vergogna stia nel fatto che i calciatori non volessero pagare il contributo di solidarietà previsto dal governo per fronteggiare la crisi economica. Per la cronaca, dal punto di vista temporale va sottolineato come i calciatori fossero già in agitazione. Il caso del contributo di solidarietà è arrivato parecchio dopo (la firma sul contratto la aspettano da due anni!) ma, chiaramente, quando è esploso, ha fatto molto più rumore accentrando su di se tutto l'interesse a discapito del resto. Che il contributo di solidarietà sia solo un aspetto della vicenda lo dimostra il fatto che già nella scorsa stagione s'è paventato il rischio di sciopero: la 16ma giornata è stata a un passo dal saltare.
Chessò, sarà il rivolo eretico pasoliniano dell'essere compagni, quello che vedeva nei poliziotti i veri figli del proletariato... Ma sarebbe un altra storia se in Italia fosse nato spontaneamente un movimento, tipo quelle pagine facebbok anti-casta, che chiede la fine della vergogna di questi super stipendi. Dov'è questo movimento? Dov'è la raccolta di firme per chiedere un tetto agli stipendi dei calciatori?
Non c'è. E se fate un giro tra i commenti sui siti sportivi, si leggono solo tifosi che chiedono alle loro squadre di spendere, spendere, spendere. Le cose più comuni che si leggono sono del tipo "come pensiamo di vincere se non compriamo i campioni? fuori i soldi!!". Questo chiede il tifoso/drogato. Ché se gli portano Messi in squadra è subito pronto a giustificare il fatto che il migliore del mondo non puoi non pagarlo...
Il tifoso/drogato se ne fotte di quanto questi guadagnino l'anno, non se ne fa un problema socio-politico. Anzi, più è alto lo stipendio del giocatore, più egli (in quanto è lui, il "tifoso" a reggere tutto il baraccone) si sentirà "proprietario" della vita di quell'atleta, potrà rimproverarlo se non corre abbastanza, insultarlo per un cross fallito, pretendere che lui non possa scioperare.
Ripeto, se fosse partito un movimento per l'introduzione del tetto-ingaggi nel calcio, non avrei dubbi da che parte stare. Ma visto che la questione non è "voi guadagnate troppo" ma "visto quanto guadagnate, non potete scioperare" (con l'aggravante che il problema di fondo non è che voi scioperiate ma il fatto che io per domenica già pregustavo panzerotto e birra davanti alla tele), beh, allora quel rivolo eretico pasoliniano dell'essere compagni mi spinge a schierarmi dalla parte della difesa del diritto di sciopero, senza se e senza ma. Vogliamo introdurre delle soglie in base alla dichiarazione dei redditi per stabilire quali diritti si hanno o non si hanno?
Ho solo il timore che, camminando su questo principio, per dirla alla Benigni, si comincia col vietare l'ingresso ai cani e agli ebrei, poi agli spagnoli e ai cavalli, qualcuno vorrà vietarlo ai cinesi e ai canguri, fino a togliere i diritti ai ragni e ai visigoti... Il contratto collettivo di categoria è un diritto dei lavoratori. Si vuole fare una battaglia perché il calcio non sia più uno sport professionistico e perché non sia il mestiere (e un mestiere così ben retribuito) di questi ragazzi?
Perfetto, io ci sto. Ma se questo non viene messo in discussione, se non si mette in discussione il fatto che questi siano dei lavoratori dell'industria del calcio, allora non me la sento di mettere in discussione i loro diritti di lavoratori. quale quello di avere un contratto collettivo e quello di poter scioperare.
Questo risvolto della faccenda porta dritto al cuore dell'altro aspetto che non mi piace: il popolo che, incapace a prendere le armi per fare la rivoluzione, lo vedi sempre pronto a imbracciare il forcone quando c'è da bruciare una strega. Perché non si è mai fiatato fino ad oggi sui compensi dei calciatori? perché non è mai nato un movimento per la rescissione degli abbonamenti sky o mediaset? perché non è mai nato un movimento per la disersione degli stadi fino a quando il sistema calcio non rientra in ambiti più decorosi?
Qualche settimana fa Eto'o ha accettato l'offerta dell'Anzhi di 20,5 milioni l'anno. Sarebbe stato meraviglioso che il popolo italiano si riversasse per le strade per bruciare sciarpe e magliette e dire basta a tanta vergogna. Invece nulla, la solita gazzetta dello sport comprata ogni mattina per vedere quale campione sarebbe arrivato al suo posto...
La cosa che il popolo italiano non manda giù non è quanto questi prendano, ma dover rinunciare a una giornata di campionato cui aveva già fatto la bocca.
Tra le dritte per una buona convivenza che si possono trovare nelle sacre scritture ce ne sono un paio circa la trave nel proprio occhio e la prima pietra da scagliare. Mi spaventa "l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto", e il dubbio è per me l'unico modo per camminare la strada della verità. Mettiamola in questi altri termini: mi stanno benissimo i temi e i modi di questa indignazione popolare. Vorrei solo che si astenessero dal cavalcarla tutti quelli che hanno un abbonamento sky o mediaset al calcio, chi va allo stadio o compra una maglietta della propria squadra, o ancora si potrebbe allargare a chi compra fiat, giocattoli giochi preziosi, petrolio da Moratti o libri Mondadori.
Altrimenti è come firmare per l'8 per mille alla chiesa cattolica e poi lanciare strali contro la ricchezza del Vaticano. Abbiamo gli strumenti per colpire al cuore quest'industria che a parere di tutti brucia troppo denaro. Boicottarla! Se non si fanno gli abbonamenti le televisioni non hanno i soldi da dare alle società che non potranno pagare i propri tesserati. Facile. Siamo corresponsabili, siamo nell'ingranaggio di questa macchina infernale e se non facciamo nulla per tirarcene fuori, rischiamo di apparire solo una massa di invidiosi.
Avrei sempre voluto chiedere a ognuno di quelli che riempivano piazzale Loreto dove avessero passato gli ultimi 20 anni...
Chiamatemi quando ci sarà una rivoluzione a portata di mano ché la caccia alle streghe non mi ha mai appassionato. Mi trovate nel parco, dietro casa, con un pallone...
Ultima modifica: 05/09/2011 alle 11:44



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